January 18, 2012

Gazzetta del Sud, anno 26, n. 129, sabato 21 maggio 1977

Una vicenda tra fantascienza e psichiatria
Sacerdotessa di <Aglios>
La donna abbandona il marito per seguire un… extraterrestre - Una denuncia per plagio presentata alla Procura


Gli extraterrestri sono più vicini di quanto non si creda se un abitante di Mercurio, sceso sulla Terra ha fatto proseliti, nominando anche una quantità di sacerdoti. Una sacerdotessa, pervasa di misticismo, ha piantato marito e i cinque figli e si è messa al seguito del dottor Bruno Scattarella, presso il quale pare il mercuriano, che si fa chiamare «Aglios», abbia eletto domicilio.
Della faccenda si interessa la Procura della Repubblica alla quale il marito abbandonato, l’odontotecnico Giovanni Cosio, 40 anni, Viale San Martino 79, ha rimesso un esposto. Secondo quanto è scritto nel documento, stilato dall’avvocato Enzo Ocera, nel comportamento dell’odontotecnico Schiattarella si dovrebbe individuare il reato di plagio.
Verso la metà del 1971 - vi si racconta - la moglie del Cosio, Rosaria Di Pietro, ebbe delle visioni: l’extraterrestre «Aglios», proveniente da Mercurio. Ne fu immediatamente rapita. «Da allora nonostante tutti i miei sforzi per farla guarire - scrive il Cosio - i rapporti coniugali furono compromessi fino alla definitiva rottura e alla decisione della separazione. Una famiglia rovinata e non lo è da sola: identica situazione è capitata ad altri, fra cui il signor Salvatore Puliafito.
La colpa di tutto è del signor Bruno Schiattarella che si dice profondamente convinto dell’esistenza degli extraterrestri e di situazioni analoghe come quella per cui l’Apocalisse sarebbe vicina. La mia povera moglie, fra le funzioni di madre e quella di sacerdotessa di Aglios, ha scelto la seconda».
All’esposto è allegato un manoscritto nel quale vengono raccontati i «colloqui e i messaggi di Aglios»: la prima apparizione; un alfabeto completo con strani geroglifici non  privi di un certo fascino anche se poco originali (Dio è rappresentato con un triangolo); la descrizione fisico- somatica del mercuriano secondo la classica iconografia fantascientifica; lo scopo della missione, cioè la pace. Non mancano i colloqui significativi: «Tu sei un’illusione», gli disse un giorno la donna. E Aglios rispose, alla maniera del roveto ardente davanti a Mosé: «Io non sono una tua illusione. Io sono». Nelle more della sua nuova missione, la sacerdotessa pervasa da Aglios, ha dato alla luce il suo stesso figlio.

June 11, 2011
Il ponte

Il ponte

June 9, 2011
Se a Twin Peaks c&#8217;è un uomo con un solo braccio, a Tipoldo c&#8217;è un uomo con una sola gamba. 

Se a Twin Peaks c’è un uomo con un solo braccio, a Tipoldo c’è un uomo con una sola gamba. 

May 14, 2011
La political correctness s&#8217;è fermata a Paderno Dugnano

La political correctness s’è fermata a Paderno Dugnano

May 13, 2011
Un tram chiamato Limbiate

Attendo da 40 minuti l’autobus che va da Milano a Limbiate. A sinistra un’attempata signora dell’est con accento milanés. So che va a Limbiate perchè l’altro giorno sul tram da Limbiate ho visto un afroitaliano salutarla con un sorriso ammiccante («ciao Mimma!! COME VAA?!») e lei non ha risposto, credo con un filo d’imbarazzo. A destra avevo una ragazza giapponese che urlava tutta contenta nel cellulare, prima di salire sul bus per Brusuglio e Bresso. Si sta radunando attorno a me la gente che va a Limbià. Squilla il cellulare alla signora, che attacca a parlare rumeno. Intanto arriva il bus. Tutto questo lo dico a favore degli inquirenti, casomai dovessero ricostruire il mistero delle mie ultime ore.

May 11, 2011
I miei appunti giuridici /3

La roulette delle lezioni specialistiche ci riserva oggi la procedura civile, e nella specie il problema dell’accesso alla giustizia e/o alle Corti. L’anziano docente esordisce traducendo in cinque o sei lingue “accesso alla giustizia”, andando poi a sbattere miserabilmente sul portoghese. Si scusa e tira in ballo “l’amico Edoardo”, che invece in portoghese è una scheggia. “E esses galos”, direbbero i portoghesi.

L’anziano docente ha il vezzo del poliglottismo e continua a sparare silurate in tedesco e inglese, rese ancora più spurie dalla erre moscia.

Cita l’art. 24 comma terzo. Di che? Del c.p.c. no, del c.c. manco. Quindi? Il prof si scusa perché sta dicendo cose elementari che solo a dirle a noi giuristi del presente e del domani gli sembra di farci torto, quindi smetto di pormi domande.

Si passa dunque a “spizzicare”, naturalmente “in prima battuta”, l’art. 2 del c.p.c. portoghese. Ricordiamo, ma solo per completezza, che nell’art. 1 si vieta l’autodifesa. L’art. 2 dice invece che “una protezione giuridica per tramite dei tribunali implica il diritto di ottenere in un tempo ragionevole una decisione giurisdizionale etc.” I temi ci sono tutti, in nuce, nel fabulous Portugal, ma la vera effettività, quella deliziosa chimera che fa gola a tutti noi giovani studiosi, la incontriamo senza preavviso nella costituzione della vicina Spagna. La Costituzione e la Spagna fanno scattare l’Anziano Docente come una molla a tuonare parole spagnole tra cui capisco solo “derecho” ed “effectiva”. Tutela effectiva del derecho, o giù di lì.

Nel dire che “remedy” non vuol dire soltanto “ricorso” ma anche “rimedio”, l’AD per poco non si strozza. Mostra il pugno per rafforzare il senso di “rimedio”. È tutto rosso in viso. Il parossismo enfatico lo vede nello specchietto retrovisore.

L’ultimo miglio riserva lei, proprio lei, finalmente: L’ULTIMA COSTITUZIONE DELLA FEDERAZIONE RUSSA, l’ospite d’onore di questo matinee che tutti aspettavamo con ansia e angoscia. Ecco, lui ha una traduzione italiana, “perché non arrivo a padroneggiare il russo, ci mancherebbe…” si gira verso l’altra prof e fa il gesto della pazzia, “…mi sarei veramente ammalato a furia di dare numeri e nozioni in lingue diverse!” Si sappia in giro che la federazione russa riconosce e garantisce i diritti fondamentale in conformità coi diritti universalmente riconosciuti, con le fonti internazionali e con le norme della presente costituzione. L’adozione di questi princìpi pare ai più attenti osservatori abbastanza nominalistica. Solo ai più attenti, però, perché per quelli idioti come il dott. Berlusconi Silvio la Russia è la terra dei giusti e la patria dei coraggiosi.

Ma si sta facendo tardi. “Quanto tempo ho?” chiede. “Quanto ne vuole”, risponde la prof. “Ah, vado a esaurimento?” Esaurimento suo o nostro, vorrei chiedere? “Vada vada”, risponde la prof. “Mi verranno a prendere?”. Risate. Si bulla del fatto che nessuno verrà mai effettivamente a prenderlo. Ma niente è detto a questo mondo.

Si torna a bomba sull’art. 117 della Costituzione italiana, in cui il legislatore costituente di allora formulava un incipit normativo di grande significato senza rendersene conto, così come non si era reso conto delle ripercussioni processual-civilistiche dell’inserimento del giusto processo in Costituzione nel 1999, obnubilato com’era dal solo processo penale (il termine “obnubilato” è mio). Cosa dice l’art. 117? Non si sa ancora, l’AD sta dilagando sul giusto processo. Ma eccolo, ora dice: succede una cosa molto semplice con l’art. 117 primo comma. Si dà origine a parametri supplementari di costituzionalità ritraibili da vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e soprattutto da convenzioni internazionali.

Fine primo tempo.

Secondo tempo.

Quali ostacoli all’accesso effettivo alla giustizia? “Anche la più sballata delle domande può essere promossa davanti al giudice e nessuno glielo proibisce”, sia chiaro. Sia assolutamente chiaro. E’ questa la sede corretta per parlare di oneri tributari per l’accesso alla giustizia, e meccanismi giuridici (tra cui, da ultimo, la mediazione) che vincolano, condizionano, legano, incanalano e per l’appunto: ostacolano.

I peggiori ostacoli all’accesso alla giustizia sono però quelli che… Tutti conosciamo le peripezie che ha subito negli anni l’istituto del gratuito patrocinio, no? Non ne parliamo, per carità. Basti dire che si partiva da un’idea liberale ottocentesca, che anche i pezzenti senza soldi dovevano poter far valere le proprie ragioni. Praticamente le stesse questioni sollevate dai Metallica in “… And justice for all” (m’assumo tutte le responsabilità di quanto ho appena detto). Gli ostacoli peggiori, si diceva, sono quelli che impediscono l’effettiva difesa del non abbiente – effettiva, occhio, effettiva! – cioè il problema che chi non ha soldi non può permettersi Perry Mason e quindi magari perde anche se ha ragione. Ma c’è un profilo ancora più nascosto, mai considerato dal legislatore: la difficoltà per lo straniero non solo di far valere i propri diritti, ma anche di possedere le informazioni più utili prima e per la proposizione di una domanda giudiziale. Questo aspetto non è ben “coperto” nel nostro ordinamento. Non lo è affatto.

Oddio, rileggendo pare che nelle prolusioni dei professoroni io colga solo i concetti elementari che coglierebbe anche chiunque non abbia sputato materiale organico per 6 anni alla facoltà di Giurisprudenza.

Chiusura: “mi perdonerete l’eccesso inflattivo di citazioni normative, ma mi pareva necessario per non venire qui a raccontarvi delle mere storie”. Ma sì, dài, perdonato!

May 10, 2011
I miei appunti giuridici /2

Mentre la NATO si vanta di aver schiantato Gheddafi a missili, in Italia, a una distanza incalcolabile per Google Maps (Tripoli off limits), sta per cominciare una lezione sulla tutela multi-livello dei diritti umani.

Diritti umani e missili, ovviamente multi-livello; un connubio inestricabile sin dagli albori dell’Homo Europeus. Dice la prof moderatrice: “vi sarò grati se manterrete un silenzio che si confà al vostro e al nostro status”. Me cojoni! C’ho uno status.

Si parte.

I primi 15 minuti svaporano in una nebulosa di parole tra cui la più frequente è “pescare”, credo in senso metaforico. Mentre cerco di trovare un senso a questa storia (anche se questa storia un senso non ce l’ha) spunta fuori Stronzie, il Fonzie della stronzaggine, e mi stacca la spina del computer per attaccare il videopreoiettore. La batteria segna ancora 33 minuti di vita, la lezione durerà due ore senza pausa, conto di procurarmi una fonte di energia alternativa (cioè un’altra presa elettrica).

Si parla della c.d. “rivoluzione d’ottobre”, ovvero due sentenze della Corte Costituzionale con cui nell’ottobre 2007, grazie al nuovo art. 117 Cost. (quello riformato dalla sola maggioranza di centro-sinistra, a camere quasi sciolte, con la bellezza di 4 voti di vantaggio), si riconosce la costituzionalizzazione dell’Unione Europea (cioè l’Europa viene per la prima volta nominata in Costituzione). E’ evidente che chiamare queste due sentenze “la Rivoluzione d’Ottobre” fa gioco a chi vuole dimostrare che la Corte Costituzionale è composta da comunisti, ma non tutti capiscono quest’elementare trucco linguistico.

Non ho sonno. Di più. Molto di più. Ho la CECAGNA.

Nel pieno della lotta tra me e l’incoscienza, Stronzie si è seduto accanto a me per guardarmi lo schermo senza il benché minimo pudore. Motivo per cui ho riempito una pagina di parole a casaccio, apparentemente inerenti i diritti fondamentali multitasking, e poi ci scrivo in mezzo, così Ciccio Merda non può leggere. Per sovrappiù di tutela, ho ridotto il carattere a 8, così siamo certi di non rischiare nulla.

Dicevo: la tipa non si rende minimamente conto che a molti di noi dell’UE non frega un cazzo, e che i diritti umani possono riguardarci tutti solo in quanto umani tra gli umani, hai visto mai che a qualcuno venga la fregola di torturarci e/o stuprarcisi, non certo come giuristi. Questo atteggiamento significa non cogliere, anzi, non aver colto fin dall’inizio il senso interdisciplinare del corso di studi, e delle più nuove tendenze della popolazione giovanile di questa grande città moderna. Questo significa, non altro.

Finisce la “velocissima infarinatura” sulla integrazione tra ordinamenti sovranazionali e nazionali. Sono stato qui fino ad adesso, eppure me la sono completamente persa. C’è gente che sa come rapire l’attenzione delle persone costrette ad ascoltara. Certe altre no. Lei è di quelle no.

La platea è un campo di teste ciondolanti. Prevale il ciondolamento a destra, con poche eccezioni. Occhi a mezz’asta, facce tra l’esausto e l’indignato, un silenzio di cui nessuno qui dentro consentirà di abusare più di quanto strettamente dovuto.

La prof.ssa non riesce a scaldare il pubblico nemmeno masticando temi scottanti come il matrimonio gay e il terrorismo. Qualunque argomento, in queste sabbie mobili di parole, perde ogni ineresse per chiunque. La prof.ssa accanto, moderatrice di questa deliziosa tavola rotonda, insiste a giocare con l’iPad (con cui notoriamente si può solo giocare).

Intanto rifletto su una mia vecchia fissa dei dirtti scomparsi, quei diritti come il Diritto Costituzionale dell’Unione sovietica o il Diritto Corporativo italiano. Quando avrò una casa devo ricordarmi di cominciare ad accumulare una ricca collezione di testi e manuali di diritti scomparsi da tutto il mondo. Perché ci penso? Perché nessuno ci assicura che di qui a breve anche il Diritto dell’UE, che presenta innumerevoli profili di fragilità, non sparirà nel nulla, lasciando al loro destino tutti i cosiddetti  europei, compresi, senza limitazioni, coloro che hanno studiato per una vita le macchinosissime dinamiche costituzionali e politiche dell’Unione. 

Però è curioso che la lezione più lunga in termini oggettivi sia anche quella più noiosa nel merito. Si è realizzata una perfetta coincidenza tra forma e contenuto.

Quando scocca l’ora X, miracolosamente passa la cecagna.

Prende la parola la moderatrice, e intelaia un capolavoro di oratoria.

“Nella piena coscienza che la lezione è quasi finita e nella piena libertà di dichiarare esaurita la vostra attenzione, io mi permetto… In modo assolutamente volontario per quanto riguarda la vostra presenza, ci sarebbe ancora una parte, tanto per farvi capire cosa avevamo preparato… Allora, potremmo fare cinque minuti di pausa, poi l’intervento della prof.ssa BLABLA dovrà durare almeno un’altra mezz’oretta… Oppure l’intervento della prof.ssa BLABLA lo riserveremo all’anno prossimo, tanto siete tutti adulti e vaccinati… Ecco proporrei di fare una pausa, chi vuole va a casa, chi vuole può fumare una sigaretta, farsi un giro… Se qualcuno torna facciamo il resto della lezione”.

Se qualcuno torna.

I miei appunti giuridici

Appunti sulla lezione odierna sul soggetto giuridico nel diritto romano, diacronicamente analizzato.

Si entra subito nel vivo, il momento più atteso da tutta la platea, l’analisi dei testi contenuti in una bella fotocopia che è stata diffusa senza risparmio a tutti noi. Molto onestamente il relatore riconosce che a molti di noi importa poco e un cazzo del diritto romano, quindi si propone di affidarci un metodo, una “dose di ragionamento”, un “asse portante” che è “strettamente giuridico”. 

Il primo passo è di Alfeno, subito ribattezzato Angelino Alfeno dai soliti guasconi dell’accademia, ma è un giurista tardo repubblicano. Tardo e repubblicano, come Bush.

Il concetto qui presentato è che se la forma di una cosa rimane la medesima, anche la cosa rimane la medesima. Si adducono esempi risolutivi: una legione che ha ricambiato tutti i soldati e però rimane la stessa legione, un popolo in cui sono morti tutti e sono rimasti solo i figli ma rimane lo stesso popolo, le persone stesse che - come dicono i filosofi - perdono particelle del corpo e le sostituiscono con altre (atomismo o esfoliazione della pelle?), e che comunque restano le stesse persone. Se così non fosse, noi non saremmo più quelli di un anno fa, ma saremmo persone diverse.

Purtroppo non si può fare la prova pratica, cioè prendere me adesso e me di un anno fa, metterci seduti allo stesso tavolino del bar e verificare se a quel tavolino c’è seduta una sola persona oppure due.

Fosse così, la vita sarebbe facile per tutti, e l’Italia sarebbe finalmente un moderno paese europeo. Invece bisogna arrivarci col ragionamento, senza esperimenti, a causa dell’irreperibilità di me di un anno fa.

Si torna a bomba alla nave, in cui tutto il “fasciame” è stato rimosso e sostituito da altro fasciame. Mi torna in mente il nuovo Commodore 64, quello che fuori sembra un Commodore ma dentro è un pc Intel dual core. La forma è la stessa, Alfeno forse direbbe che sono due Commodore 64.

E vogliamo parlare della frutta martorana? Quelle mervigliose sculture di pasta di mandorla a forma di albicocca. Sono albicocche? O sono frutte martorane? Sono buone? Squisite, ve lo dico io.

Lasciando tutti questi interrogativi irrisolti, si passa adesso alla distinzione tra cose semplici, cose composte e cose collettive. Si parla dell’usucapione del cavallo, di cui non so cosa pensare.

Per fortuna il turbillon di argomenti prosegue, e si parla del matrimonio secondo Plutarco, che pare dicesse che se due persone si sposano per interesse sono una cosa collettiva (nome unico: “marito e moglie”, ma due corpi e due anime); se invece si amano e “c’è un figlio di mezzo” sono un’unico corpo, una cosa unica.

ATTENZIONE BATTUTONA! “Non si può lasciare una ragazza dicendo ‘siamo nati come una cosa sola ma ora siamo un’universalità di mobili’” (risata stentata), “che poi questa frase sarebbe già un motivo per lasciarlo” (risata ancora più stentata perché, oltre che brutta, ora è anche frustra).

Persiste o meno un popolo come soggetto di responsabilità? Certo. Altro esempio possibile è il gregge. Ma parliamo della nave, che non è una cosa collettiva, bensì una cosa composta, “fatta di elementi aderenti”. Qui il problema è: se si cambiano le assi di una nave, rimane la stessa nave?

E’ il momento del colpo di scena: il prof tira fuori dal cilindro un testo di Plutarco in greco, che parla della nave a cui hanno sostituito il legno. Non capisco, quindi non parlo.

Mentre controllavo la posta, il prof, che non è un fesso, spiegava che l’esempio dell’uomo che cambia e non è più lo stesso, perché per l’appunto è cambiato e, come diretta conseguenza, non è più lo stesso che era prima di cambiare e di smettere di essere lo stesso, l’esempio dicevo è un esempio di “reductio ad absurdum” (il latino è mio, il corsivo pure).

Si parla di atomi che precipitano alla maniera di Democrito, dando origine al cosmo, secondo la concezione di Epicuro. Crescita e diminuzione sono in realtà nascita e distruzione.

“Fermiamoci per adesso”, dice il prof e fa esultare silenziosamente i presenti, “sul primo punto”, aggiunge poi. Non è finita, forse non è ancora nemmeno cominciata. Ma infatti, diciamocelo, “pantaréi tutto scorre” dice che non ci possiamo bagnare due volte nello stesso fiume perché né l’acqua (e fin qui…) né noi stessi (a-ah!) siamo più gli stessi di un momento fa. 

A questo punto entra sul ring Epicarmo, l’inventore della favola comica, il fondatore della commedia come genere artistico, lo zio o al massimo il nonno di Mario Monicelli. C’è chi dice che Platone abbia copiato molte dottrine da Epicarmo. Grandissimo Epicarmo. “Un uomo cresce, un altro deperisce, e sono tutti in continuo mutamento tutto il tempo”.

Allora la nave è la stessa? Mettiamo che io piglio la nave e la smonto e la rimonto con altri pezzi, PERO’, attenzione, arriva uno che si piglia le tavole che ho tolto e ricostruisce la nave da un’altra parte, coi materiali originali. Come la mettiamo?

Siamo alle conclusioni. Tutto quanto detto fin qui è la soluzione data dai giuristi all’eterno dramma dell’horror vacui. Le cose composte non esistono, ma sono uno schema giuridico, il frutto della decisione di noi che vogliamo vederli così. Perché se noi giuristi non volessimo vederla così, se volessimo vedere un immobile come tanti mattoni singoli, noi perderemmo il soggetto di diritto, il soggetto cui imputare il diritto, perderemmo la base della “realtà parallela” del diritto.

Insomma i romani avevano ragione, ma è meglio stare zitti, è meglio non disvelare che la concezione del soggetto giuridico è tata creata arbitrariamente, su base volontaria, come strumento per poter prendere delle decisione su conflitti di interessi (che è la tecnica e lo scopo del giurista).

Gran finale, cazzo, non me l’aspettavo. Alla fine era veramente interessante, nonostante si parlasse di diritto, e di diritto romano, peggio ancora.

E ora: il dibattito.

Si alza un tipo con dei jeans larghissimi e un maglione a righe bianche, grige e blu. Domanda: come si pone il passo di Alfeno se fossimo in un caso di “intuitu personae”, cioè quando un determinato soggetto (un giudice, un militare, una tavola di legno) diventa indispensabile. 

Risposta: è evidente che se il criterio è l’indispensabilità della persona, allora va bene. Mi pare di capire che il concetto è: possiamo decidere quello che cazzo vogliamo, noi giuristi, stabilire che un elemento è più rilevante degli altri, che il criterio è questo o quello, tanto è tutta una finzione che ci salva dall’impazzire nel caos. Mi piace molto, questo tizio, e anche la filosofia che espone.

Altro giro, altra domanda: il ragionamento giuridico si fonda sul patto tra uomini, sicché possiamo derubricare il diritto a una scienza minore, o c’è una funzione più alta del diritto “quasi in senso greco… di Antigone, diciamo”?

Eh?!

Risposta: “che cos’è il diritto? Di fronte a un dilemma filosofico irresolubile, l’antagonismo tra l’idea che il soggetto giuridico non persiste nel tempo e l’idea che invece persiste, il diritto deve dare una risposta. E’ evidente che dobbiamo andare verso una risposta che garantisca la stabilità dei rapporti giuridici. Non c’è un problema di giustizia qui, non dobbiamo cercare un valore che ci dica che è preferibile assiologicamente che i rapporti giuridici siano stabili”. Allora? Perché i rapporti devono essere stabili? Sennò noi giuristi non avremmo lavoro?

Ma no, ma no, la risposta è implicita: perché sennò non avremmo la civiltà, è chiaro, noi giuristi lo sappiamo tanto bene che non dobbiamo nemmeno dircelo che senza il diritto non esisterebbe società (e viceversa). “La giuridicità si fonda su un terreno che a volte è strutturale, cioè serve a costruire il ragionamento giuridico, e altre volte si fonda su precise scelte di valore”.

Questo prof ha otto palle, tutte quadrate. C’ha un cubo di Rubik là sotto.

May 1, 2011
La mia Radio2

La mia prima auto si chiamava Ronzinante. Era una Clio bordeaux del 1997, macellata nel 2004 da un camionista brillo, rammendata a spese dell’assicurazione e consegnatami a fondo perduto da mio padre. L’autoradio di serie assomigliava alla filodiffusione del “1984” di Orwell: non potevi alzare né abbassare il volume, ma solo accenderla o spegnerla. Se decidevi di accenderla, potevi sentire solo Radio2.

Era un’autoradio molto statalista, ma mi permise/costrinse a conoscere a fondo la programmazione della migliore stazione radio italiana, la Radio2 del direttore Sergio Valzania (quota UDC). “Il ruggito del coniglio”, “Chiamami aquila” con Riccardo Rossi, “Grazie per averci scelto” con Marco Santin, “Viva Radio2” con Fiorello e Baldini, “Gli Spostati” (mai piaciuto, ma aveva un suo perché), “610” con Lillo e Greg, “Caterpillar”, lo stupendo “Alle 8 della sera”, “Dispenser”, “2 di notte”, “Zarazazà” (mai piaciuto, ma anche questo aveva un suo perché), il pazzo-geniale “Chat” con Kabir Bedi, i vari “Mai dire…” (Sanremo, europei e mondiali di calcio) e tanto altro. Per profondità, ritmo, originalità e qualità dell’intrattenimento non aveva niente da invidiare a BBC Two e alle migliori emittenti europee. Data la situazione della radiotelevisione di Stato, era di gran lunga la parte più vitale e prestigiosa della RAI. Tant’è che quando l’ascoltavi non potevi non stupirti di come un prodotto del genere potesse durare.

E infatti durò solo fino al 2009, quando sostituirono Valzania con un “quality killer” chiamato Flavio Mucciante, già Radio Vaticana, che si è insediato col proposito dichiarato di chiudere 15 programmi dagli ascolti bassi (secondo lui) e ha finito per annichilire tutto il palinsesto. Sono rimasti in piedi solo “Il Ruggito del coniglio”, “610”, il rinunciabilissimo “28 minuti” con Barbara Palombelli e “Caterpillar” (che pare finirà presto, causa incomprensioni tra i conduttori). Tutto il resto è perduto per sempre come lacrime nella pioggia. Quello che ha fatto Mucciante a Radio2 è uno stupro editoriale, un’operazione tanto indecente e priva di vergogna da risultare barbara, la spietata e repentina uccisione del miglior prodotto dell’azienda RAI. A due anni di distanza, Radio2 non è più nemmeno l’ombra di quella che era. E l’artefice (anche se non l’unico responsabile) di questa selvaggia uccisione è il dott. Flavio Mucciante. Il suo nome resterà inciso a caratteri viola sulla peggiore pagina della già esecranda storia della RAI.

February 1, 2011
Il mio giorno in pretura

Ho fatto judge-watching, e forse ho trovato traccia – per ora solo sul piano fisico – della “diversità antropologica dei giudici” di cui parlava Berlusconi.

Sono orrendi. I giudici civili sono delle cose semplicemente orrende. 

Anelli terminali della catena evolutiva dell’impiegato statale, osservano il mondo dalle intercapedini fra i mucchi di fascicoli azzurrini (“mucchio” è il termine tecnico, lo chiedono agli esami di avvocato) che probabilmente escono già logori dalle cartiere di Fabriano. 

I giudici vivono in ambienti angusti, saturi di deferenza tattica secreta da innumerevoli simbionti - detti avvocati - che si presentano in natura sotto forma di bifolchi più o meno dirozzati, simili a titolari di autoconcessionarie un po’ istruiti e paurosamente costipati dal proprio ego.

I maschi di giudice sono creature dalla magrezza spettrale, pendenti dalle loro spine dorsali ritorte in maniera innaturale, praticamente dei grossi trucioli di uomo. In alternativa, possono essere grossi, canuti, decrepiti signori dalla voce cavernosa e impastata e dalla dentatura prepotente, esibita con orgoglio o noncuranza. L’una specie e l’altra è comunque dotata di occhiali dalle montature vetuste, frutto di un avanzatissimo design inverso, cioè finalizzato a imbruttire le persone. 

La femmina di giudice si presenta invece curata e tendenzialmente anziana (meglio se anche anagraficamente), ma soprattutto sofferente. Appare costantemente gravata da pesi insostenibili ed esterna in ogni momento, decuplicata, una prostrazione disumana. Il giudice femmina geme, sbuffa, rantola, sputacchia anche, si piega fino quasi a stramazzare sui fascicoli, come schiacciata dalla forza di gravità del pianeta Giove. E questo tutto il santo giorno, tutti i santi giorni.

E’ vero che i giudici tendono a presentarsi sempre come martiri; ma san Lorenzo bollito, a confronto, può sembrare Schwarzenegger.

Liked posts on Tumblr: More liked posts »